martedì 07 novembre 2006
Diventa scuro il cielo, più buio del buio delle nove di domenica sera. Neppure la splendida luna piena riesce ad arginare quel mare di negatività in cui in pochi minuti vengono affogati gli spettatori della trasmissione di Fabio Fazio. Eppure dice la verità...
Neppure Fabio Fazio, che lo ha intervistato nel suo programma "Che tempo che fa?", in cui si fa spettacolo con la meteorologia come filo conduttore, voleva credere alle sue orecchie. Imperturbabile, il giornalista piemontese ha pronunciato “gli italiani sono per la maggioranza fascisti”. Detto da qualcuno che il fascismo lo ha conosciuto davvero, fa un certo effetto! “Il noto giornalista e illustre intellettuale comincia ad accusare il peso degli anni?”. Deve essere stata la domanda che domenica sera si è posto più di uno spettatore.
Poi è stato affrontato il problema della criminalità napoletana e Giorgio Bocca ha sostenuto l’impossibilità di soluzioni per il problema, convinto che la “plebe” napoletana, intenta a seguire i suoi “santi maradona”, non sia culturalmente in grado di contribuire ad una rinascita, meglio contare nel Vesuvio...?!? Napoli resterà così, com’è da troppi anni. Nessuna speranza. Gli italiani sono fascisti, i napoletani cafoni plebei e non c’è nulla che si possa fare.
Eppure, dopo un primo brivido di angoscia, le parole di Giorgio Bocca tornano nella mente come un tormentone d’estate e crescono nella loro crudezza, ma anche nella loro forza di verità. Quello che fa la differenza tra un grande uomo e l’uomo qualunque è la capacità da parte del primo di saper dare un reale contributo, fornire un punto di osservazione alternativo, creare l’opportunità per una profonda riflessione, contrariamente al secondo tipo di individuo che fa finta di non vedere o blatera sempre gli stessi ammuffiti concetti, preconfezionati e pronti per ogni evenienza.
Ha scioccato quest’uomo impopolare di oltre ottanta anni, seduto nel suo pullover di marca, tronfio del successo di una vita, appagato già dall’esperienza giovanile sui monti durante la resistenza. Ha sconcertato, ha addolorato, ha provocato, ha suscitato sdegno e offeso una comunità intera, ma il suo è davvero il pensiero di un grande uomo, di quelli difficilmente omologabili e lontani dalla tentazione di uniformarsi all’opinione diffusa, per non scontentare il pubblico e promuovere esclusivamente la propria persona.
Ci ha detto che il male esiste ed esisterà sempre, che non ci sono soluzioni per questo: una verità assoluta. Forse è vero, ma fa male pensarlo. Quello che mancava, infatti, e che non dovrebbe mai mancare nella vita di una persona, neppure in quella dell'individuo più disilluso, è la speranza. Il bagliore di un raggio di luna, anche nella notte più buia, può aiutare il cammino del viandante o di un giovane, come è stato lui, costretto a nascondersi tra montagne e crepacci. Tra le sue esperienze, è certo, ci sarà stata senz’altro anche questa. Tanto pessimismo fa male se non lascia la speranza e forse è per questo che Giorgio Bocca soffre di profonde depressioni, come lui stesso ha confessato.
I napoletani e gli italiani tutti, però, non dovrebbero rinunciare alle sue parole bollandole come inaudite e limitandosi a sentirsi offesi e indignati. Le sue affermazioni, è certo, possono arrivare a colpire davvero duramente, ma proprio da questo possono scaturire salutari reazioni e provvidenziali azioni di riscatto, oltre ad imprevedibili colpi di scena, come insegna il buon teatro napoletano. “A Napoli ha vinto la camorra”, l’articolo di Giorgio Bocca apparso su L’Espresso, <<http://espresso.repubblica.it/dettaglio/A%20Napoli%20ha%20vinto%20la%20camorra/1425090/8>> potrebbe anche essere il titolo di un film già visto, dal copione scontato, oppure lo spunto per una trama nuova, tutta da scoprire e da inventare, grazie alla forza della creatività che distingue la città del sole. “Con dolore e pietà più che con rassegnazione”, conclude dopotutto Giorgio Bocca.
Ci si attende, certi del talento partenopeo, un contrattacco e, fiduciosi, anche splendidi fuochi d’artificio!
Bianca
|