domenica 02 luglio 2006
I l calcio in questi anni mi ha molto amareggiato, genovese e genoano ho seguito fino ad un certo punto le varie vicissitudini, poi ho dovuto fare una scelta: rischiare l’infarto o trattare il gioco della palla nel giusto modo, con i piedi. La Nazionale però è un’altra cosa, qui non è più questione di campanilismo, ma d’orgoglio nazionale, non per niente prima delle partite si suonano l’inno nazionale, perciò è inevitabile alzarsi in piedi con rispetto.
Nel 1982, esattamente l’11 Luglio, mi trovavo in albergo a Calcutta, ultima tappa di un lungo viaggio lavorativo in India, avevo ancora alcuni appuntamenti e poi mi sarei messo in “waiting list” nell’attesa di tornare in Italia. Tempo infame, piogge torrenziali dovute al periodo del monsone “estivo”, allagamenti in città, sciancati, mendicanti e peggio che facevano la posta ai clienti dell’albergo appena fuori della porta; nel fiume d’acqua che scorreva sulla strada, galleggiava di tutto, preferisco non precisare, parlo di 24 anni fa! Nell’albergo, vecchio stile coloniale, grandi ventilatori sui soffitti che divertivano i gechi, bagni con piedini e rubinetti a testa d’oca.
Quel giorno eravamo casualmente solo due clienti europei: il sottoscritto ed un tedesco. La Direzione decise di aprire la saletta bella in cui piazzarono un grande televisore, di fronte: due poltrone comodissime e poi tante sedie. Tra le due poltrone era anche piazzato un tavolino con portacenere e varie. Ricordo che era notte inoltrata, però il personale, sempre premuroso, rimase anche per vedersi lo spettacolo, a casa non avevano TV.
Scambiai due parole col tedesco, arrogante come tutti, il quale propose di scommettere una cena sulla vittoria, ne parlammo al Direttore e il chef si mise subito a disposizione per preparare la cena. Iniziò la partita, il tedesco era uno spettatore piuttosto agitato, per contro cercavo di mostrare una calma serafica, che lo faceva imbestialire. Con mia sorpresa, tutto il personale indiano, Direttore compreso, che sedeva alla mia destra e mi urlava nelle orecchie, faceva il tifo per l’Italia.
Non c’è bisogno di radiocronaca, tutti sanno come finì, per me con antipasto di caviale e ostriche, aragosta, gamberoni, per accompagnare il cibo dell’ottimo Moet & Chandon; infine dolce, caffé e un ottimo whisky di malto. Il tedesco non ammise mai durante la serata che noi eravamo più forti, nonostante le mie pressioni e quelle degli indiani. Fu come se avessi ottenuto una vittoria personale, in camera mia apparve persino una bandierina italiana, che, rimasto solo, mi fece cadere una lacrimuccia. Ora sono a dieta, però un bicchiere di Prosecco lo berrei volentieri. Forza Italia! hyeracon |