giovedì 13 aprile 2006
Uno degli argomenti di cui maggiormente si parla oggi, messi da parte ovviamente Politici & C., calcio, tette & posteriori, scandali vari, rapimenti & omicidi, é il cibo, la cucina; trasmissioni TV, libri, dispense, interviste, in un mondo assediato da dietologi, esperti culinari veri o improvvisati, credo che ogni tanto sia doveroso fare un attimo di sosta, di meditazione. Questa pagina é tratta da un libro in fieri, in fase di approntamento e il titolo si riferisce solo al capitolo ...
Durante la guerra a Genova il cibo era piuttosto scarso, tanto che la mamma dovette allattarmi fino a tre anni e mezzo, cioé fino a Giugno del 1943. Questo le causò le ragadi ed anche ulcerazioni a causa dei miei dentini appuntiti.
Gli ingredienti di cucina più importanti erano razionati, ci voleva la tessera e non sempre si trovava ciò che si cercava. Ricordo che papà aveva un gran daffare per andare continuamente nelle cascine sulle alture a comprare latte, castagne secche, polenta, verdure, riso, farina di castagne; mangiai il primo uovo a 5 anni, nel 1945.
Non si poteva pescare perché i tedeschi avevano interdetto l’accesso alle spiagge e non esistevano allevamenti di animali da carne a portata di mano. Chi teneva polli e conigli se li mangiava allegramente in casa propria.
Ci dette ogni tanto una mano “zio” Corrado, un amico di papà, il quale aveva una sorella sposata col padrone di un mulino in provincia di Alessandria, la quale con rischi personali ogni tanto riusciva ad inviarci un sacco di farina che “zio” Corrado spartiva fraternamente con noi.
Una volta mamma andò con la moglie di “zio” Corrado, “zia” Jole, fino a Mandrogne, sempre in provincia di Alessandria, per cercare di acquistare del cibo pagandolo con le catenine d’oro che avevano conservato; ricevettero delle richieste tali che non fecero nulla e tornarono a testa bassa a casa.
Il gas c'era e non c'era, per cui mancava anche l’elemento chiave per accendere il fuoco! Tutti avevamo ancora la stufa a legna, purtroppo era vietato far legna nei boschi; però si andava tutti ugualmente, stando ben attenti alle pattuglie dei tedeschi e delle Brigate Nere.
Le donne raccoglievano aghi di pino e un sacco era per me, lo trascinavo finché potevo, ricordo ancora la sensazione di camminare a piedi nudi sugli aghi. A volte capitava la fortuna di ricuperare qualche bel ceppo, che doveva naturalmente essere portato a casa per essere tagliato.
Immagino solo ora la fatica immane di papà a portare quei grossi e pesanti pezzi di legno su per le scale fino al quinto piano! Ricordo che una volta, mentre nel corridoio stava tagliando un bel ceppo con accetta, cuneo e martello, venne la signorina che abitava al piano di sotto e molto timidamente chiese a papà di sospendere il lavoro perché sua mamma era moribonda e il rumore la faceva sussultare!
Vista la difficoltà di avere la legna, papà teneva tutti i giornali e raccoglieva dal giornalaio anche quelli vecchi: si riempiva una capace conca d'acqua e si buttavano i giornali dentro. Poi si facevano delle grosse palle di carta che venivano messe ad asciugare sul terrazzo. Le palle di carta bruciavano lentamente e riuscivano a riscaldare l’ambiente. Naturalmente con quelle palle di carta ci giocavo al pallone o a bocce in corridoio!
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