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Pericolosi classici... o le derive del 'politically correct'   PDF  Stampa  E-mail 
Inviato da MGL  
martedì 09 giugno 2015

Immagine dal web

Il Comitato per il multiculturalismo della prestigiosa Columbia University di New York propone di far precedere la lettura dei miti classici greco-romani da un 'avvertimento' sul loro potenziale 'offensivo'. Ma Eva Cantarella reagisce... giù le mani da Ovidio!

Un 'trigger warning' dovrebbe precedere la lettura delle Metamorfosi di Ovidio, avvertendo lo studente che si avvicina al capolavoro del grande poeta romano del I secolo a.C.- 15 libri in versi che raccolgono centinaia di episodi della mitologia greco-romana sul tema della metamorfosi - che il suo contenuto potrebbe offenderne la sensibilità, potrebbe turbarlo, per il materiale 'offensivo e violento' proposto il quale, 'al pari di molti libri del "canone occidentale" (leggi 'classici', nda) 'marginalizza le identità degli studenti nella classe'.

Chi lo dice? Il comitato di studenti che vigila sul multicultulturalismo alla Columbia University di New York, racconta Serena Danna in un articolo sul Corriere della Sera di qualche tempo fa. E cos'è un trigger warning? E' una sorta di avviso, spiega Danna, sulla presenza di materiali potenzialmente - questo il concetto centrale - lesivi delle diverse identità, di genere, etniche, religiose, culturali. Una specie di filtro, insomma, che in origine riguardava le immagini della guerra in Vietnam, traumatiche per i veterani, e poi, con il femminismo, è passato a indicare la presenza di contenuti che possono offendere le persone vittime di violenze sessuali.

Proprio in questa situazione si sarebbe trovata una studentessa del corso di letteratura classica alla Columbia: durante lo studio delle Metamorfosi, in particolare di miti che parlano anche di stupri, come quello di Persefone, Dafne e Filomela, si è sentita turbata dall'approccio dell'insegnante, che ne avrebbe lodato lo stile e il linguaggio figurato.

In realtà gli studenti della Columbia non sono gli unici ad averci pensato, respingendo i sospetti di censura perché l'ottica sarebbe quella di contestualizzare i testi in base ad esperienze storiche o personali. Altre università americane hanno già adottato 'un sistema di segnalazioni' analogo, ma ci sono anche voci contrarie a questa 'pratica', e addirittura l'Urban dictionary completa la voce relativa così: «Trigger warning: If you think this phrase needs to be posted before politically incorrect opinions, you don't belong on the internets».

Ora, se il pensiero 'politically correct' che sembra ispirare queste tendenze - cioè l'orientamento che imposta il linguaggio e il comportamento sul rispetto di tutte le categorie di persone cercando di evitare ogni offesa potenziale - è degno di tutta la nostra considerazione è anche vero che non è realistico recintare la storia delle 'umane lettere' dai fenomeni negativi e odiosi nati da violenza, sopraffazione, discriminazione, e generati dall'essere umano. Ma soprattutto, ampliando il ragionamento: si può immaginare di 'edulcorare' l'Iliade di Omero? O di glissare su alcuni dei canti più struggenti di Leopardi, ispirati anche dalla sofferenza per la sua condizione fisica? O sconsigliare la lettura dei romanzi di Philip Roth perché la violenza, e l'irriverenza, che anche contengono potrebbero deviare le coscienze?

Rinnegheremmo noi stessi... e ci perderemmo un sacco di quegli stimoli che hanno alimentato fin qui il pensiero umano. Lo dice infinitamente meglio Eva Cantarella, massima esperta del mondo antico, che nell'inciso che accompagna l'articolo si chiede: «Se la pratica si diffondesse, quanti sarebbero... i giovani americani che conoscerebbero l'esistenza di una delle opere più importanti della cultura occidentale, che ha ispirato autori come Dante, Boccaccio, Chaucer e Shakespeare?».

Condividiamo con lei, professoressa, se ce lo permette, il timore per questo atteggiamento riduttivo verso la cultura classica, che può portare i paesi occidentali a dimenticare le proprie radici culturali. E allora, tutti insieme: «Giù le mani da Ovidio!».


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