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Il figlio del fiume: la resistenza, il coraggio, l'amore, il futuro nella nascente Italia del 1860   PDF  Stampa  E-mail 
Inviato da MGL  
lunedì 22 dicembre 2014
Immagine dal webOpera d'esordio di Benny Pistone sulla resistenza e l'assedio di Civitella del Tronto, nella tradizione del romanzo storico.

Un fatto 'locale' ma significativo che racconta l'unificazione dal punto di vista della gente del popolo, attraverso la storia di Giuseppe e dei suoi compaesani, un filo emotivo diretto con un passato non così lontano












Scorre lento il fiume della storia, immutabile dalla sua traiettoria e impassibile alle creature. Agli esseri umani, ai luoghi, agli ideali.

Un senso di inesorabilità ma anche di collettività e di unicità, e di padronanza del proprio destino, esce dalle pagine de 'Il figlio del fiume', romanzo di esordio di Benny Pistone, nelle librerie da novembre scorso, edizioni Vertigo (pagg. 218 € 14.00).

In poco più di 200 pagine, l'autore pescarese, romano di adozione, ripercorre attraverso la storia di una comunità e dei suoi protagonisti un episodio particolare legato alla nascita dell'Italia unita: la resistenza della fortezza e della cittadina - insieme un tutt'uno - di Civitella del Tronto, roccaforte aspra dell'Abruzzo ulteriore secondo, facente parte degli Abruzzi, all'epoca territorio del borbonico Regno delle Due Sicilie.

Siamo nel 1860, il re borbone Francesco II si è già ritirato nella fortezza di Gaeta mentre i piemontesi 'mangiapreti' del re Vittorio Emanuele scendono implacabili a unificare, in alcuni casi conquistare e sottomettere, in altri a ricevere la repentina adesione, dei territori del Centro mentre Garibaldi, dopo il successo della rivoluzione siciliana, arriva a Napoli e il conte di Cavour da Torino segue le vicende che porteranno in pochi mesi alla proclamazione del regno d'Italia. Soffia un vento di cambiamento profondo, di nuove prospettive, che porta però con sé anche la frattura, lo strappo forzato dalle proprie radici, dai legami familiari, dalla propria terra. Sullo sfondo il sentimento combattuto di fedeltà verso un territorio e una patria che ora devono diventare italiani.

In tutto questo scorrono le vicende di Civitella, del suo forte e dei suoi abitanti, i 'civili', i 'militari', i 'cafoni' della 'massa volante' che si unisce e un po' si impone ai fanti borbonici, tutti forse loro malgrado stretti e alla fine travolti da un assedio sempre più claustrofobico che diventa una guerra nella quale tutti mettono in gioco le proprie vite, le povere case, il futuro. Che per alcuni sarà la morte, per altri la prigionia, per molti lo sfollamento, per certi invece una nuova vita e una nuova inaspettata scommessa, verso un destino che lascia cicatrici e dubbi nel cuore  - 'ci sentivamo comunque italiani anche sotto ai Borboni, potevamo continuare ad esserlo sotto un altro re, ma senza combattere...' dice alla fine a se stesso il protagonista Giuseppe, che suo malgrado quella guerra locale ha contribuito ad accenderla - ma regala anche nuova consapevolezza e nuova forza, e per questo affascina.

In questo teatro, che ricorda a tratti un presepe, emergono vicino a Giuseppe, intelligente e indomito, e all'ingenuo ma positivo 'fratem'cugine' 'Capriele', le figure del francescano Leonardo da Campotosto, anima e tutore di una comunità che non esita a proteggere contro tutto e tutti, del sanguigno capo-massa 'Supitone', dei militari borbonici e piemontesi - Ascione, Giovine, Messinelli, Santomartino, Pinelli, Finazzi, Mezzacapo - ognuno alle prese con il proprio senso del patriottismo, o della realtà, con i propri fantasmi, le cui decisioni influiscono sul destino della cittadina fortificata. E le figure femminili, la pudica ma impetuosa Maria, la premurosa perpetua Consolata, l'operosa e buona Concetta. E poi i bambini: Liccitto, mascotte del paesino, e il piccolo Giovannino, che la beatitudine della prima infanzia protegge dalla fame e dai dolori della guerra.

Personaggi vividi, ben tratteggiati - a volte si intuisce per chi 'parteggi' l'autore - incisivi nella loro umanità, che accompagnano e coinvolgono il lettore fino all'ultima pagina in una storia che ha dalla sua la precisa documentazione dei 'fatti' e una narrazione ben strutturata, solida ma al tempo stesso scorrevole e accattivante, scritta con un linguaggio curato e adeguato al suo tempo. Un racconto che si svolge come un'ampia spirale a rendere la complessità degli eventi tutti e, insieme, l'insostituibile unicità della sorte di ognuno.

Che fine faranno Giuseppe e Maria, Gabriele, Concetta e Giovannino, oppure il sarto De Amicis o i militari imprigionati? Alla fine la curiosità rimane, forse perché i personaggi e la storia di cui fanno parte toccano corde personali, chiamano a immedesimarsi, risvegliano sentimenti e interrogativi - che avrei fatto io al posto loro? - ancora attuali anche in un'era globalizzata e connessa.

MGL

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Il figlio del fiume
di Benny Pistone
edizioni Vertigo
pagg. 218
€ 14.00


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IL FIGLIO DEL FIUME

Il romanzo di Benny Pistone

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Civitella del Tronto non si arrende. Dietro la cinta delle mura angioine e con pochi uomini a disposizione la resistenza all'esercito di Vittorio Emanuele si fa ogni giorno più difficile. L'Italia è ormai cosa fatta, un'unione siglata tramite accordi politici e poi imposta ai più. Ma nelle terre di tradizione borbonica esistono altre prove di fedeltà, altre consuetudini e alleanze. "Il figlio del fiume" è una storia romanzata, che permette di entrare a pieno nell'atmosfera di quel periodo turbolento, costellato da molte contraddizioni, eppure così decisivo per le sorti del futuro Stato italiano.

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