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Il giornalismo acquista 3 nuove C, ma una di queste è fasulla   PDF  Stampa  E-mail 
Inviato da presspubblica  
martedì 23 febbraio 2010
Immagine dal webMarco Bardazzi e Massimo Gaggi affrontano ne 'L’ultima notizia' i cambiamenti radicali che stanno segnando il mondo dell’informazione e che hanno condotto alle nuove 3 C della comunicazione del futuro: condivisione, comunità, conversazione – alle quali il giornalismo può portare in dote le sue 3 C storiche e irrinunciabili: «Contenuti, credibilità, creatività»

Da Lsdi

Reinventare le competenze del giornalista, capire che la convergenza comporta un uso simultaneo di più media (scrittura, ma anche radio, video, eventualmente i social network). Come sostengono Massimo Gaggi e Marco Bardazzi, «Internet e i social network hanno fatto emergere quella che potrebbe essere definita la regola delle 3 C della comunicazione del futuro: condivisione, comunità e conversazione».

Immagine dal webMassimo Gaggi è inviato del “Corriere della Sera” a New York. Marco Bardazzi, giornalista della “Stampa”, è  stato per 9 anni corrispondente dell’Ansa dagli Stati Uniti.

Gli autori sostengono che il futuro sarà multipiattaforma e l’informazione non sarà più totalmente gratuita; la «purezza» delle rete è un mito da sfatare (i blog non sostituiscono l’informazione professionistica); non tutta la stampa è di regime e non tutti i citizen journalist che usano Twitter sono santi; la carta deve sapersi fondere con il digitale imparando a raccontare il mondo con modalità diverse da quelle finora utilizzate e insegnate ancora in qualche vecchia scuola di giornalismo.

L’ultima notizia, Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro (Milano 2010, Rizzoli, pp. 276, euro 18) è recensita da Aldo Grasso sul Corriere della Sera e commentata dal direttore de La Stampa Mario Calabresi: «Ci dovremo abituare all’idea – dice -, in un futuro remoto, di pagare una «bolletta delle news» a fine mese, come ci siamo abituati a pagare quelle del telefonino o della tv satellitare (che prima non esistevano) perché ne abbiamo riconosciuto l’utilità. Navigheremo nell’informazione digitale con una sorta di Telepass, senza fermarci ai caselli. O su piattaforme sempre più intelligenti e avvincenti come l’iPad. Ma il presupposto è che la qualità dell’informazione ha un suo costo. Io non sono convinto che le notizie su Internet si possano semplicemente far pagare, perché ciò accada bisogna creare una vera informazione multimediale che sappia mettere insieme approfondimento e accuratezza dello scritto con grafici, video e audio. Per sopravvivere occorre tenere presente la regola delle «3 C» introdotte dal web: «Condivisione, comunità, conversazione» e sapere aprirsi ogni giorno di più. A queste, il giornalismo porta in dote le sue «3 C» storiche e irrinunciabili: «Contenuti, credibilità, creatività».

Sulla terza delle nuove «3C» sembra però opportuno conservare dei dubbi, quantomeno sulla professionalità del bla, bla, blà in cui è troppo facile scadere ... come ai convegni, seminari e workshop sulla comunicazione.

«Lsdi»


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