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L'alluvione del 1970   PDF  Stampa  E-mail 
Inviato da hyeracon  
venerdì 07 settembre 2007


Non lamentatevi se parlo ancora di lavoro: ho dedicato a questo passatempo ben 40 anni della mia vita, per cui qualcosa da dire l’ho anche io……








Mentre lavoravamo per questa stimata Azienda meccanica, prima Gianni, poi io, convogliammo a giuste nozze. Ricordo che uno dei due fratelli che gestivano l’Azienda, nell’ultimo mese di scapolaggine, mi fece il lavaggio del cervello: entrava in ufficio, si sedeva a rispondere davanti a me, mi chiedeva – ‘Scia l’e’ ancun convintou? (E’ ancora convinto?) – Alla mia affermazione scuoteva la testa e usciva bofonchiando una parola che suonava come “belinun” (scemo).

Al momento del congedo matrimoniale i due fratelli mi convocarono separatamente e mi diedero come regalo di nozze un congruo assegno, decisamente inaspettato. Con i colleghi c’era un affiatamento meraviglioso, eravamo un gruppo d’amici che lavorava duro ma manteneva uno spirito goliardico; andavamo sempre a pranzo in quattro o cinque con il progettista, che era stato anche testimone di nozze di Gianni e poi mio.

Una volta eravamo in un ristorante famoso a Sant’Olcese e, alla fine del pranzo, il proprietario ci portò una bottiglia di grappa fatta in casa e l’aprì di fronte a noi – Questa è solo un assaggio, troppo preziosa, me la porto a casa – disse il ristoratore. In quel momento la moglie lo chiamò al telefono e lui, che era uno che s’invexendava (eccitava), corse a rispondere e parlò per un quarto d’ora, dimenticando la bottiglia sul tavolo. Fu questione di un attimo, riempimmo i bicchieri e trangugiammo velocemente il nettare e al povero ospite non rimase altro che sentire l’odore sul tappo!

Un’altra volta un tecnico trasfertista portò all’amico che gestiva i ricambi una damigiana da 25 litri di ottimo vinello veneto, destinato alla moglie del collega. La damigiana arrivò alle nove del mattino e venne sistemata dietro la porta dell’ufficio del collega che, da buon amico, ci convocò per un bicchiere d’assaggio. C’era molto traffico in quell’ufficio e faceva abbastanza freddo, le visite furono molte. La sera, quando il collega andò a prelevare la damigiana, trovò dentro solo un paio di litri di vino: - Che troeggi (trogoli)!- fu il solo commento!

L’amico che si occupava delle spedizioni era sempre impegnato alla dogana, però d’estate rientrava nel tardo pomeriggio tutto abbronzato e con un asciugamano che spuntava dalla borsa porta documenti! Aveva l’ufficio di fronte al nostro ed era una persona tutta particolare. Un giorno decidemmo di fargli uno scherzo: mentre era fuori preparammo un foglio scritto a mano, falsificando la calligrafia di uno dei principali, in cui si chiedeva tassativamente per il giorno dopo il costo del trasporto di tutte le autogrù (25 modelli) in tutti i porti del mondo! L’amico rientrò verso le ore 16, con passo strascicato e sentimmo lo scricchiolio della poltrona quando ci si lasciò cadere dentro; iniziò a leggere la posta…- Porco….- se ne venne fuori con una orribile bestemmia! Andò di corsa dal boss che, subdorando il nostro intervento e pensando che il ragazzo godeva di troppa libertà, avallò il nostro falso!

Naturalmente lo spirito che animava gli uffici si rifletteva anche in fabbrica: un giorno l’amico dell’ufficio ricambi ci convocò per urgenti comunicazioni; ci portò al gabinetto degli operai dove c’era una processione che entrava e usciva. Un operaio aveva evacuato un pezzo unico di “galluscio” (escremento) lungo circa 40 centimetri!

L’ufficio era sempre fonte di battutacce malgari volgari ma di una potenza esplosiva! Ricordo che un giorno il nostro dirigente, mentre scendeva le scale, si lasciò sfuggire un forte peto! Immediata si levò una voce dalla tromba delle scale che in puro dialetto marinaresco esclamò:- Se molla u ventu à l’è merda scchetta! – (se molla il vento è merda schietta).

In uno dei bar a Manesseno, dov’era la fabbrica, si raccontava di un cliente che aveva venduto la moglie per 5.000.000 di lire ad un altro cliente! Quando dopo un anno l’acquirente tentò di restituirla, non venne accontentato!

Durante l’alluvione del 1970 Gianni ed io riuscimmo a raggiungere l’ufficio passando per strade militari che conoscevamo sui monti; fummo tra i pochi, un disastro! Organizzammo nel cortile della fabbrica un campo di atterraggio per l’elicottero del famoso Cap. Enrico e andammo sulla strada a regolare il traffico che era caotico.

Furono giorni di intense emozioni e fratellanza: gli operai lavorarono giorno e notte senza che nessuno lo chiedesse, per ripristinare l’officina che era stata allagata. Vennero stabiliti turni alla mensa per poter ospitare lavoratori di altre aziende più colpite della nostra, ognuno si inventava un lavoro utile, mi ritrovai assieme ad alcuni operai a rimuovere i tronchi d’albero che si erano ammucchiati contro i piloni del ponte che portava alla nostra fabbrica!

Quando fummo colpiti dall’alluvione, non ero ancora sposato e la sera prima andai come sempre in casa della fidanzata, ma, visto il tempaccio, ad una data ora me ne tornai a casa. Fu un ritorno allucinante! L’acqua scorreva come un fiume giù dal Castellaccio, ma, arrivato subito dopo il passaggio a livello vicino al mare, la macchina, avendo l’acqua a livello del cofano, si bloccò. Riuscii per fortuna a metterla sul marciapiedi lasciando libero il passaggio.

Sul lungomare andai ad aiutare delle persone ad uscire di macchina, erano quasi sommerse, poi mi avviai a casa, ci misi più di un’ora perché andavo contro corrente con pezzi d’albero ed altro che mi colpivano le gambe, temetti diverse volte di non farcela. Altre volte successivamente negli anni a venire mi ritrovai coinvolto in alluvioni, ma questo fu davvero spaventoso!

hyeracon


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