mercoledì 22 agosto 2007

La prima infanzia, i giochi sulla spiaggia, i primi ricordi veri, le prime emozioni in un paese del dopoguerra.
La mamma, da ragazza, abitava con le zie e gli zii sul lungomare di Pegli, allo sbocco di via Varenna, davanti a palazzo Marconi. Dalla casa delle zie, posta ad angolo con il lungomare, vidi arrivare le truppe americane e, per la prima volta, un negro.
In fondo in Via Varenna c’era un tombino che si alzava e ricadeva, quando c’era mare grosso, ricordo ancora il tonfo. Quando aveva molto da fare per la nostra famiglia, ero affidato alle zie che mi portavano alla spiaggia (in scia gea) dove mi lasciavano con gli amici, tenendomi però d’occhio dalle finestre. Questo succedeva dal 1945 in poi, prima non era possibile perchè i tedeschi non permettevano l’accesso al mare per paura di sbarchi delle forze alleate o di operazioni di spionaggio.
Ricordo che eravamo una piccola banda di ragazzini capeggiati da un certo Renzo, più vecchio di noi di 3 o 4 anni, il cui padre trafficava in cose che non capivo. Solo anni dopo mi resi conto di cosa succedeva. Renzo organizzava per noi bambini sulla spiaggia una specie di caccia al tesoro che consisteva nel cercare pezzi di rame, ottone, piombo portati a terra dalle mareggiate; chi raccoglieva più materiale pregiato era premiato con un bel gelato, acquistato nel casotto di Piro.
Ovviamente non sapevo che i metalli erano poi venduti a prezzi altissimi arricchendo il trafficante, a quel tempo per un gelato mi davo da fare come una tromba marina.
Su quella spiaggia erano tenute alcune barche a vela tra cui brillava il “NEMO III” un 5.50 in mogano che, a quei tempi, era quasi imbattibile. Ricordo l’emozione che provai quando Paduan (che fu anche Campione Italiano di vela) mi portò per la prima volta a bordeggiare davanti a Pegli.
Quando c’era maltempo, ci rifugiavamo dietro casa delle zie a giocare per strada con le “agrette” (tappi metallici di bottiglie) o con la “ziardua” (trottola); tra l’altro, poco distante c’era un negozio che vendeva la “terranin’a”, che era lo spago che si arrotolava intorno alla trottola per lanciarla. Circa mezzo secolo dopo riprovai la stessa emozione ad Hanoi, in Vietnam, quando alcuni bambini mi permisero di esibirmi con la loro trottola.
Ricordo ancora che a quei tempi si pescava di frodo dai moli con le bombe, non noi ragazzi ma gli adulti; prendevano una bottiglia di “gazeu”(gassosa) che per tappo aveva dentro una pallina di vetro. Riempiendola, l’anidride carbonica si espandeva e spingeva la pallina contro il collo della bottiglia, sigillandolo. Per bere bisognava spingere in basso la pallina, stando ben attenti agli spruzzi!
La bomba si confezionava infilando nella bottiglia vuota del carburo in pezzetti (quello delle lampade ad acetilene) e poi si gettava la bottiglia in mare. L’acqua salata entrava nella bottiglia, il carburo diventava gas che si espandeva e la bottiglia scoppiava. Restava solo da raccogliere tutti i pesci a pancia all’aria che venivano a galla. Ma bisognava farlo velocemente perchè arrivavano i Carabinieri……
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