Presspubblica il sito più votato dal pubblico - Italian Web Award 2005
domenica, 01 agosto 2010

Te lo dice presspubblicaTe lo dice presspubblica
I consigli, i suggerimenti, le "dritte"


Il piacere di scrivereIl piacere di scrivere...
Flash, racconti, storie, novelle, poesie, romanzi, pazzie...


Come la vedo io Come la vedo io
Il tuo commento ad articoli e notizie che hai trovato interessanti


Spazio alla replicaSpazio alla replica
Con la sola regola del normale civismo, lo spazio in cui presspubblica ospita le repliche, gli sfoghi, le correzioni, le smentite


Voci di dentroLe voci di dentro Il "che si dice" dai posti di lavoro. Voci, illazioni, notizie boom, un po' di sale e di pepe dai nostri uffici


RecensioniRecensioni
I libri, i film, i CD...


Cerco offroCerco offro lavoro oltre
La casa del tuo curriculum. Attaccalo in questa bacheca con una breve presentazione


Tutti per unoTutti per uno...e tutti contro tutti La politica, dalla circoscrizione al comune, dalla provincia alla regione, dall'Italia al pianeta


Web linksIl web segnalato da presspubblica



Red@zione, credits, avvertenze ed info



Login Form
Username

Password

Ricordami
Hai perso la password?
Non hai ancora un account? Creane uno

 

La pagoda di Formosa tra bastoncini d'incenso e macchine industriali   PDF  Stampa  E-mail 
Inviato da hyeracon  
sabato 14 luglio 2007
A volte, nel corso dei lunghi periodi passati viaggiando per lavoro nei Paesi esotici, mi sono successi fatti che trascendono la normale vita di un viaggiatore d’affari, questo è uno degli episodi speciali che ricordo con piacere.

Parecchi anni fa, intorno al 1985, nel corso di uno dei miei viaggi di lavoro in Estremo Oriente, giunsi a Taiwan, dove l’Azienda in cui ero impiegato era rappresentata da una valida ed intraprendente società locale cinese.

Un giorno l’Agente mi portò a visitare un cliente che si trovava quasi al centro geografico dell’isola di Formosa, in un paesino di circa 2000 abitanti quasi tutti impiegati nell’azienda del cliente.

Quando giungemmo al paese, lo trovammo tutto imbandierato e parato a festa, le strade erano deserte ed i negozi chiusi. Anche l’azienda del cliente era chiusa ed il guardiano ci indirizzò verso il campo sportivo dicendo che avremmo trovato tutti laggiù. Arrivammo al campo che era completamente ricoperto da lunghe tavole con panche e, in un lato, uno stuolo di cucinieri erano al lavoro; su un lato si ergeva una pagoda, chiaramente nuova di zecca.

Il nostro cliente avvistò la macchina e ci venne incontro, scusandosi per non averci avvertito di rimandare il viaggio: il paese era in festa per l’inaugurazione della nuova pagoda, donata da lui alla comunità. Ci spiegò l’arcano: suo padre, fondatore dell’azienda, era mancato l’anno prima e la madre, per penitenza, si era fatta monaca buddista. Il figlio voleva fare qualcosa per ricordare il padre e la madre gli suggerì di donare una pagoda al paese che ne era privo, dove ci si sarebbe trasferita lei in qualità di monaca.

Naturalmente ci congratulammo con lui per il buon gesto e lui ci invitò a partecipare alla festa. Anzi, visto che ero lì, mi chiese il favore, in qualità di personalità (sic!), di dare l’avvio alla cerimonia accendendo i primi bastoncini d’incenso. Dopo essermi schermito, mi convinsi che ciò che avrei fatto non sarebbe stato in contrasto con il mio credo, per cui accettai….

Avevo già osservato diverse volte i riti nelle pagode, per cui mi fu abbastanza facile, qualche inchino, bastoncini accesi e piantati nella sabbia, una invocazione a Dio, senza specificare quale, ed ecco fatto, la pagoda era stata inaugurata. Mi fu promesso che una piastrella col mio nome sarebbe stata murata nella pagoda, purtroppo non ho più avuto il tempo di andare a controllare, tanto più che non ricordo nemmeno il nome del paesino, ma forse è meglio così.

A seguire l’inaugurazione ci fu una gran bella cena di tutti i paesani, durata circa 6 ore! Alla fine, fu sparecchiato il mio tavolo e dovetti montarci sopra per fare un discorso d’augurio, naturalmente improvvisato, con a fianco una bella cinesina che traduceva in contemporanea. Riuscii non so come a parlare per circa un quarto d’ora, alla fine grandi applausi e non fui portato in trionfo solo a causa del mio ingombro.

Il giorno dopo contrattai con il cliente la fornitura di una delle macchine prodotte dalla mia ditta: quel furbone mi strappò un ulteriore sconto perché, con la mia inaugurazione, ero diventato il protettore della comunità. Ecco qui, questa è la storia, in breve, della pagoda.

hyeracon


Presspubblica 2004 - tutti i diritti riservati