lunedì 09 luglio 2007
 I primi pruriti, i primi viaggi da solo, amori in una società uscita dalla guerra che presentava incerti sintomi di boom economico

Sono cresciuto in un’epoca in cui si faceva molta attenzione ad evitare la promiscuità dei sessi; la maggior parte delle classi era composta di maschi e non erano molte le donne che studiavano, perciò le classi miste erano pochine.
In chiesa c’era ancora la tendenza di tener separati i sessi: donne da una parte e uomini dall’altra. Non esisteva nella terminologia corrente di allora la frase “educazione sessuale”; chi aveva la fortuna di avere genitori “moderni” poteva ricevere alcune informazioni che regolarmente passava agli amici con aria di sufficienza; altrimenti alla maggior parte delle domande che ci ponevamo, veniva risposto dall’insegnante di religione (non ho mai capito il perché, visto che non maturava esperienze amorose).
La società in Liguria era piuttosto chiusa, perciò la “libertà” di cui godevano i “milanesi” era da tutti considerato libertinismo. I primi flirt e le prime “avventure” nacquero con la frequentazione delle amiche milanesi, cioè d’estate; d’inverno si andava in letargo.
Magari si usciva con qualche ragazza, in gruppo, ma soltanto perchè le famiglie si frequentavano da generazioni, perciò eravamo considerati dei fratelli maggiori magari papabili per un matrimonio al momento giusto.
Ricordo che nei primi anni di pubertà uscii con due ragazze milanesi ed una svedese che faceva la babysitter a Milano. Una milanese, T., era una medagliata alle gare di nuoto nazionali; quando d’inverno la andavo a trovare durante il week-end mi toccava sorbire delle lunghe nuotate d’allenamento alla Piscina Cozzi! Con questa ragazza mi beccai una multa al cinema a Milano, per un bacio!
L’altra, MT., era una satanassa tremenda, veniva a Pegli in vacanza con una chaperon che si chiamava C. che ci controllava a vista; la maggior parte del tempo la passavamo a depistare il cane da guardia; oggi MT. e’ una potente industriale milanese………..
La svedese era magnifica, si chiamava Ewa e aveva capelli rossi e occhi color ghiaccio; passeggiavamo sul lungomare di Pegli con la carrozzella e la gente ci prendeva per marito e moglie! Andavo a trovarla a Milano d’inverno e facevamo l’amore nel parco, mi sono beccato i reumatismi!
Con gli scambi tra studenti arrivò in casa di un amico una bella tedeschina, Monika, ospite della di lui sorella. In quel periodo l’amico era in montagna perciò fui chiamato a farle da guida e accompagnatore. Fu un colpo di fulmine! Fummo insieme tutta l’estate, a Natale lei ritornò a Stoccarda ed in Aprile andai a trovarla e mi fermai più di un mese. Fu una grande esperienza per me.
Andai in treno e trovai un alberghetto vicino alla stazione, poi la chiamai. Immediatamente lei arrivò col padre ed il fratello più giovane; mi fecero disdire la camera e mi portarono a casa dove venni accolto con un abbraccio dalla mamma di Monika. Un poco ero contento, un pò avevo paura che cercassero di incastrarmi. Fui sistemato a dormire in camera col fratello e di mattino successivo mi svegliarono alle 5.
Stavano preparando i bagagli e tutti contenti mi affermarono che stavano partendo in vacanza per l’Italia solatia! Quasi m’incavolai, perchè non mi avevano lasciato in albergo? Mi spiegarono che sarei rimasto nell’appartamento con Monika, la quale lavorava presso un generale americano e non aveva più ferie. Ligio ai costumi italiani, mi offersi per ragioni di convenienza di tornare in albergo, ma quasi si offesero.
Non erano partiti da due ore che già vivevamo “more uxorio”; fu un’esperienza unica, bellissima, frequentavamo una comunità di studenti internazionali ed ero sempre in giro. Infatti Monika si faceva accompagnare da me con la sua “Pagodina” al luogo di lavoro e poi me la scorrazzavo in giro per Stoccarda con qualche sua amica (tutte splendide) a cui lei aveva chiesto di tenermi compagnia.
Avevo 20 anni, camminavo sulle nuvole! La nostra intesa duro’2 anni, poi si raffreddò e ci perdemmo di vista. Venti anni più tardi lessi il suo nome sul giornale: era diventata una scrittrice cinematografica a Roma ed una sera, forse un po’ fatta ed ubriaca, si addormentò con la sigaretta accesa ed un bicchiere di cognac in mano, spero che non se ne sia accorta…….
C’erano alcune ragazze della compagnia pegliese che mi piacevano, purtroppo le madri selezionavano gli amici delle figlie in funzione di possibile matrimonio, perciò mi cimentai nella funzione di “accompagnatore ufficiale”, anche se qualche volta mi ci usciva l’avventura……
hyeracon |