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La Michelangelo, il primo lavoro   PDF  Stampa  E-mail 
Inviato da hyeracon  
giovedì 28 giugno 2007

Intorno ai vent'anni ero carente di voglia di studiare, per cui venne deciso che sarei andato a lavorare ... sulla ammiraglia della flotta italiana







Tornato dal servizio militare, ai primi del 1964, iniziai la mia carriera lavorativa che sarebbe poi durata oltre 40 anni. Iniziai come lucidista/disegnatore in un’azienda che costruiva impianti di condizionamento aria; fui assunto per il settore navale e venni destinato come sede a Sestri Ponente, nel Cantiere Navale dove lavorava mio padre.

L’ufficio era in un appartamento antistante il Cantiere ed iniziammo a preparare i disegni per la Michelangelo. Pian piano imparai il mestiere e successivamente passai al controllo delle officine che realizzavano le condotte per l’aria che noi avevamo disegnato. Qui imparai per la prima volta come la gente si prendeva gioco degli inesperti!

Le condotte erano pagate dall’azienda a peso e, ovviamente, in fase di progetto, veniva calcolato il peso teorico. Ogni volta che delle condotte venivano spedite dall’officina alla nave, io mi recavo dove erano costruite, si faceva la tara del camion, venivano pesate, mettevo la firma e via, all’installazione.

Un giorno il capo montatore a bordo si lamentò con me che le condotte erano sempre piene d’acqua: subito pensai che magari era piovuto, poi pian piano che, caricato il camion, prima del mio arrivo, i furbastri riempivano le condotte d’acqua, perciò la mia ditta pagava tanta acqua al costo della lega leggera!

Inutile dire che i miei rapporti personali con l’officina si deteriorarono velocemente! Durante il montaggio a bordo succedevano anche scene da film comico, che mi facevano ridere anche se aggravavano di molto il costo della nave.

La regola era questa: per prime andavano montate le condotte per l’aria condizionata, di sezione rettangolare, non potevano evidentemente percorrere curve strette e controcurve; dopo le condotte venivano i tubi per l’acqua, di sezione circolare, avevano più facilità di curvare con gomiti ecc; infine venivano i fili elettrici che potevano essere montati facilmente.

Il Cantiere pagava anticipi ai fornitori ad avanzamento lavori ed era una corsa contro il tempo finire il montaggio velocemente. Purtroppo le nostre condotte dovevano venire montate per prime e spesso ne dovevamo modificare il disegno in corso d’opera; per cui quelli che dovevano poi montare tubi e cavi scalpitavano…..

Iniziò uno strano fenomeno: montavamo sezioni e al mattino dopo queste non c’erano più; scoprii successivamente che finivano in mare gettate dagli installatori di tubi che, in quel modo giustificavano i loro ritardi e prendevano dei soldi come penalità perchè, a causa nostra, non potevano eseguire il loro lavoro! Dovemmo mettere delle guardie!

Le navi sono costruite con paratie tagliafuoco: quando c’era da passare attraverso una di queste, si metteva particolare attenzione nel far passare tubi, condotte e cavi sopra il vano porta e poi sigillare il tutto. Una volta chiamai mio padre a bordo perchè avevo scoperto che, in un corridoio secondario, una ditta che installava cavi elettrici per risparmiare tempo aveva fatto passare la canalina con i cavi SOTTO lo stipite alto della porta!

Le porte tagliafuoco sono tenute sempre aperte e sono bloccate con comando di sganciamento centralizzato elettromagnetico, in caso d’incendio viene dato il comando dalla plancia e tutte si chiudono da sole: quella non avrebbe mai potuto chiudersi perchè c’erano dei cavi sotto lo stipite!

Il lavoro era molto interessante e negli ultimo mesi la nave fu trasferita a Calata Zingari per l’allestimento finale. Ormai tutte le condotte erano montate e si facevano i collaudi cabina per cabina: anche se, per la prima volta, tutti gli impianti di condizionamento erano a comando centralizzato su un pannello sinottico su cui operava il tecnico di guardia.

Ricordo che una volta dovetti attraversare la nave di corsa perchè in una centrale si era bloccata la valvola di sfogo del compressore e la pressione era già sul rosso con rischio di esplosione! Arrivai in tempo per fortuna e con una martellata sbloccai la valvola!

Un giorno vennero a bordo delle indossatrici per un servizio fotografico: queste cambiavano vestito in mezzo alla sala, incuranti degli sguardi di quelli che lavorano nei paraggi. Non mi fecero nessun effetto, erano piatte come sogliole!

Durante le prove ufficiali passavo le ore libere da servizio in plancia col Comandante d’armamento del Cantiere, ex Comandante di mio padre durante il militare al Comando Sommergili dell’Alto Adriatico, a Monfalcone. Fu il mio Maestro di navigazione pratica: mi mise al timone della Michelangelo e poi mi fece studiare il tracciato della mia rotta, sembravo ubriaco!

M’insegnò ad usare il radar e lo scandaglio. Tra l’altro ricordo un episodio che tutt’ora mi fa venite la pelle d’oca: durante le prove a tutta forza, al largo di La Spezia, avvistai sul radar una nave che procedeva ad alta velocita’ (noi eravamo sui 30 nodi!); in un quarto d’ora era a poppavia, si trattava del caccia San Giorgio che, insieme al San Marco, costituivano i gioielli della nostra Marina.

Il Comandante mi disse di andare sul Ponte Sole con il Nostromo ed alcuni marinai per il saluto con le bandiere. Il caccia fece una larga virata intorno a noi a tutta velocità poi ci sfilò di fianco e tutto l’equipaggio schierato in coperta ci salutò a voce.

Noi abbassammo ed alzammo la bandiera tre volte: ci avevano reso omaggio in qualità di Ammiraglia della flotta italiana! (Non ci crederete, ma mentre scrivo ho le lacrime agli occhi: il pathos di quell’avvenimento fu tale che mi commuovo solo a pensarci)

Il giorno della partenza per il viaggio inaugurale a New York feci insieme ai colleghi il controllo finale degli impianti rilevando le temperature in tutti i locali: adocchiai alcune belle passeggere in varie cabine, presi nota dei numeri e mi affrettai a comunicarli ad un ufficiale della nave, ex compagno di scuola!

hyeracon

Michelangelo, viaggio inaugurale da Genova

La Michelangelo a New York

La Michelangelo nel porto di New York

La sala cinema e teatro della Michelangelo

La sala da pranzo turistica

La sala da leggere e fumare

Il ponte per i bagni di sole

12 aprile 1966, l'onda 'anomala'


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