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Educazione   PDF  Stampa  E-mail 
Inviato da hyeracon  
giovedì 31 maggio 2007
Continuano i "flash back", questa volta il ricordo verte sull'educazione ricevuta. Viene naturale fare un parallelo con l'educazione ricevuta e con quella data ai giovani oggi

Fino all’età di 7 anni rimasi figlio unico, ovviamente coccolato da tutti, mi permettevo qualche capriccetto, ma bastava che papà mi guardasse in un certo modo che subito mi rimettevo in riga.

Le buscai pesantemente due volte e furono lezioni di vita che mai ho dimenticato e che ho cercato in qualche modo di trasmettere a mio figlio, evitando però le vie di fatto.

La prima volta successe nel 1946, era pieno inverno, in casa c’era molto freddo, di riscaldamento non se ne parlava, era domenica e papa’ era restato a letto a poltrire (pover’uomo, se lo meritava!). Ad una certa ora la mamma iniziò a chiamarlo perchè s’alzasse, ma papà era veramente stanco e continuava a dormicchiare, tra l’altro anche perchè il tepore del letto era veramente invitante.

La mamma mi chiamò in cucina e mi disse: - Vai da papà e digli che se non si alza vengo io con il bastone! – Con sollecitudine presi il matterello sottile e andai in camera e colpii con quello la testa di papà, proprio sull’orecchio che spuntava, congelato, fuori della coperta. Il babbo balzò in piedi con un urlo belluino e mi diede un ceffone; corsi a rifugiarmi dalla mamma che dovette faticare parecchio per calmare papà che mi voleva ammazzare!

Piu’ tardi mi fu spiegato che non si doveva mai prendere alla lettera quello che era detto, avrebbe potuto essere una battuta di spirito o anche qualcosa di sbagliato che sarebbe potuto essere immediatamente smentito.

La seconda volta la combinai grossa! Ho gia’ accennato al negozio di giocattoli della Signorina M., un giorno vidi in vetrina una barca a vela giocattolo, piccola, che costava forse 10 lire (siamo nel 1949/1950) e me ne innamorai. Non passava giorno che non mi fermassi almeno quattro volte davanti alla vetrina, chiesi alla mamma di regalarmela ma lei disse di no, allora anche 10 lire avevano il loro valore!

Entravo spesso nel negozio a salutare la Signorina M., che abitava dalle zie paterne, e lei mi permetteva di tenere in mano la barchetta. La voglia continuava a crescere e la mamma iniziava ad innervosirsi; un giorno tagliai la testa al toro, presi 10 lire dal suo portamonete e andai a comprarmi la barchetta.

Quando arrivai a casa, ingenuamente contento di poter mostrare a papà e mamma il nuovo giocattolo, fui preso per un braccio da papà che mi riportò subito al negozio a rendere il giocattolo e a chiedere scusa alla proprietaria, poi tornammo a casa, si sfilò la cinghia dai calzoni e iniziò a frustarmi sul sedere di santa ragione finchè, come sempre, non intervenne mamma a fermarlo.

La lezione mi servì tanto che una quarantina d’anni dopo trovai per terra in strada un portafoglio, ebbene, lo portai all’ufficio dei Vigili Urbani senza nemmeno aprirlo!

Questi due piccoli episodi, di poca importanza, hanno profondamente condizionato la mia vita e queste regole ormai fanno parte del mio DNA.

hyeracon


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