lunedì 14 maggio 2007
Nei prossimi giorni, esattamente dal 17 al 20 Maggio, si svolgerà nell’isola di San Pietro, a Carloforte, il “Girotonno 2007”, la famosa sagra internazionale enogastronomia e storica che richiama l’attenzione del mondo sull’antica arte della pesca del tonno tramite le reti fisse. Carloforte è titolare di una antichissima postazione per la cattura del tonno rosso, detto di corsa, amatissimo dalle gole giapponesi. Questo passaggio di tonni, unitamente al fatto che gli abitanti sono di origine pegliese, cioè di Genova, ed hanno conservato il dialetto originale, ha fatto sì che venisse coniato un simpatico slogan: “L’isola dove i tonni corrono e i sardi parlano genovese”
Questo avvenimento, atteso dagli abitanti dell’isola con una certa ansia, mi ha dettato alcune considerazioni sulla pesca del tonno. E’ un antico mestiere, praticato anticamente in Liguria, in Sardegna, in Sicilia ed in altre regioni affacciate sul mare; con il lento calo della quantità di tonni catturati, molte tonnare hanno chiuso i battenti e ne sono rimaste solo pochissime.
C’è un allarmismo diffuso da parte degli animalisti sulla possibile scomparsa della specie, è vero, hanno ragione, purtroppo le soluzioni proposte sono, come sempre politiche e non pratiche; ci si dimentica facilmente che alcune comunità sopravvivono proprio su questo genere di antiche iniziative, che stanno scomparendo.
Ho parlato con vecchi tonnarotti: mi hanno raccontato che nel passato le catture si contavano a migliaia, oggi si arriva al migliaio è considerata una pesca passabile; pensare che i tonni erano anche più grossi! Una volta si pescava solo nelle postazioni fisse, come queste di Carloforte, oggi esistono anche le tonnare volanti, quindi si cerca il tonno nel mare, con strumenti modernissimi e lo si cattura al volo, i giapponesi poi lo ingrassano come le oche e poi lo macellano!
Il Mediterraneo è diventato quello che era il Kenia per i safari! Solo che allora si uccidevano gli animali per un trofeo, oggi si rischia di depauperare un bene comune solo perché ai giapponesi piace questa qualità di tonno! Pazzesco!
I romani chiamavano il Mediterraneo “Mare Nostrum” ed era chiaro il concetto, oggi gli abitanti delle nazioni che si affacciano su questo grande lago, rischiano di perdere una sorgente di cibo, necessaria per la sopravvivenza. Tra l’inquinamento che non è controllato, la pesca da parte di altri Paesi che così si mantengono intatti i loro mari (politica americana del petrolio docet), il calo delle quantità di cibo naturale, contribuiscono a gettare un’ombra piuttosto scura su quello che sarà il futuro dei nostri figli e nipoti.
Il Mediterraneo dovrebbe appartenere ed essere controllato dai Paesi che lo abitano; la pesca dovrebbe essere gestita dagli stessi Paesi, magari in proporzione al numero degli abitanti. Manca la coscienza civile, tutto ruota in funzione del denaro, ma il guadagno di pochi rischia la povertà di molti. Le mie sono utopie? Forse, ma anche speranze….
hyeracon
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