martedì 08 maggio 2007
Dopo un anno sabbatico, passato a meditare, pescare e fotografare la Natura, ho deciso di rimettermi a scrivere. Arrivati ad una certa età si sente il bisogno di raccontare la propria vita, non per piaggeria ma nella speranza di evitare ad altri i nostri errori.
Sono brevi episodi con un titolo, chiamerò poi la raccolta "Flash back".
L'ospedale. Durante la guerra papà lavorava al Cantiere Navale di Sestri Ponente, per fortuna aveva evitato di essere richiamato a causa della forte miopia, però era stato arruolato nell’U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) e, tra i suoi compiti, c’era anche quello di indirizzare il personale velocemente ai rifugi in caso di allarme bombardamento.
Nel 1944, mi sembra, non sono sicuro, venne attaccato il Cantiere Navale e papà rimase ferito alla testa a causa dello scoppio di una bomba. Venne portato all’Ospedale di Sampierdarena e messo in una corsia, per terra, sulla paglia, in attesa che si liberasse un letto.
La mamma lo trovò in un paio di giorni di ricerche frenetiche e chiese aiuto all’amico di papà zio Corrado, il quale col carretto trainato da un cavallo che usava per trasportare i prodotti chimici, lo prelevò e lo trasportò all’Ospedale Martinez di Pegli. Qui gli venne data una stanzetta che aveva una finestrella affacciata verso ponente. Praticamente passavamo tutta la giornata all’ospedale; le suore mi avevano preso a benvolere, mi portavano nelle cucine e mi nutrivano con bocconcini, la mamma si curava del babbo che aveva la testa fasciata con una benda a mò di turbante e stava con gli occhi chiusi quasi tutto il giorno.
Ricordo in modo chiaro quando gli aerei inglesi bombardarono e mitragliarono Voltri: ero alla finestrella dell’ospedale e tutto mi sembrava un gioco; si udivano detonazioni e ampie volute di fumo salivano verso il cielo. Avrei voluto uscire nel giardino a giocare e invece mi bloccarono in camera: stavano arrivando i feriti ed era uno spettacolo da evitare, per un bambino.
Papà aveva avuto la scatola cranica scoperchiata ma grazie a Dio chi gli diede i primi soccorsi e lo operò subito, fece un ottimo lavoro, ma papà si portò la cicatrice ed il ricordo con sè tutta la vita. Mamma conservò il vestito che papà indossava quando fu ferito; lo andai a guardare spesso per curiosità, era tutto bucherellato e i fori avevano un alone giallastro, capii poi che erano bombe al fosforo!
Malgrado diverse visite e ricorsi, papà non riuscì mai ad ottenere la pensione di invalidità. Ferito durante un servizio di protezione civile: lui , che prima di rifugiarsi in galleria, doveva accertarsi che tutti gli altri si erano messi in salvo!
hyeracon |